La nostra storia

Le origini: la Sezione Ampezzo (1882–1920)

Nel 2022 la Sezione del Club Alpino Italiano di Cortina d’Ampezzo ha celebrato un traguardo importante: 140 anni di attività. La sua storia inizia ufficialmente il 1° febbraio 1882, quando nacque come “Sezione Ampezzo” del Club Alpino Tedesco ed Austriaco (Sektion Ampezzo des Deutschen und Oesterreichischen Alpenvereins). Questa identità rimase invariata fino al 1920, anno in cui Cortina passò all’Italia.

I soci fondatori furono 49, ai quali si aggiunsero due soci onorari. Tra questi spicca lo scrittore viennese e appassionato di montagna Richard Issler, primo salitore dell’Averau (agosto 1874) insieme alla guida Santo Siorpaes, e principale promotore della nascita della Sezione. Issler donò anche una biblioteca di circa duecento volumi, preziosa risorsa per soci e alpinisti: questa raccolta, purtroppo, andò dispersa durante la Grande Guerra.

La composizione del gruppo fondatore racconta bene la varietà e la vitalità della comunità ampezzana di allora: commercianti e artigiani, albergatori, funzionari governativi, proprietari terrieri, insegnanti, guide alpine e professionisti. Non mancava neppure una presenza femminile, significativa per l’epoca: Giuditta Barbaria, Rosa Girardi, Filomena Manaigo e Rosina Verzi. 

I primi dirigenti e gli obiettivi statutari

Il primo presidente eletto fu Giuseppe Ghedina Tomàš (1825–1896), pittore noto per i soggetti storici e autore di una delle prime carte topografiche dell’area ampezzana. Il Consiglio Direttivo venne composto da figure che avrebbero sostenuto con energia la crescita della Sezione: Angelo Apollonio come vicepresidente, Luigi Costantini come segretario, Heinrich Oberrauch come cassiere e bibliotecario, affiancati da Alessandro Lacedelli, Arcangelo Dimai e Cesare Ghedina.

Lo Statuto, approvato dal Ministero dell’Interno austriaco il 26 marzo 1882, indicava obiettivi molto chiari e ambiziosi: diffondere la conoscenza delle Alpi (in particolare delle Dolomiti), facilitare l’accesso alla montagna attraverso sentieri e infrastrutture, e contribuire allo sviluppo del territorio favorendo la frequentazione turistica.

Tra le prime attività concrete della Sezione ci fu subito un lavoro fondamentale: la costruzione e manutenzione dei principali sentieri della valle, con relativa segnaletica, base indispensabile per rendere la montagna più accessibile e sicura. Accanto a questo impegno, un’iniziativa di grande valore culturale fu la pubblicazione della guida turistica “Cortina e dintorni”, stampata dalla Casa Editrice Woerl di Würzburg. Uscì nel 1890 in italiano e nel 1892 in tedesco, e venne ristampata nel 1992 grazie alla giornalista Giovanna Mariotti. 

I presidenti prima della Grande Guerra

Fino allo scoppio della Grande Guerra la Sezione fu guidata da diverse figure rappresentative della società locale e dell’amministrazione dell’epoca: Rudolf Bäumen, Anacleto Apollonio, Carlo Maurizio Edler de Mohrenfeld, Giuseppe Verzi, Heinrich Oberrauch, Massimiliano Manaigo, Giuseppe Lacedelli, Teofrasto Dandrea, Karl Lanzinger, ancora Heinrich Oberrauch e infine Luigi Menardi, che rimase in carica fino al 1920. 

Luigi Constantini – 1° Segretario Cai Cortina

I rifugi e la crescita dell’alpinismo ampezzano (1883–1914)

Il periodo compreso tra il 1883 e il 1901 fu dedicato soprattutto alla realizzazione dei primi rifugi sul territorio ampezzano. Alcuni vennero costruiti direttamente, altri sorsero grazie alla collaborazione della Sezione, che li gestì fino alla Prima Guerra Mondiale.

L’11 agosto 1883 venne inaugurato il Sachsendankhütte sulla cima del Nuvolau, ma la cerimonia fu segnata da un tragico evento: la morte della guida quarantenne Giuseppe Ghedina Tomas, omonimo del presidente e socio fondatore. Seguirono poi il Tofanahütte (16 agosto 1886) a Forcella Fontananegra, realizzato anche grazie al sostegno della Sezione di Salisburgo, e nel 1891 il Pfalzgauhütte presso il Lago del Sorapis. Nel 1901 nacque infine il rifugio alla Croda da Lago, privato ma ceduto già nel 1905 alla Sezione di Reichenberg.

Negli anni successivi vennero costruiti anche il Von Glanvellhütte in Val Travenanzes (1904), distrutto durante la guerra e mai più ricostruito, e l’Egerhütte (1907) ai piedi della Croda del Beco, oggi conosciuto come Rifugio Biella. 

La prima via ferrata: la Scala del Menighel

Sempre nel 1907, per iniziativa privata, nacque la prima via ferrata dell’Ampezzano: la Scala del Menighel, che permette ancora oggi di salire dalla Val Travenanzes a Forcella Fontananegra superando il salto verticale del Majarié de Tofana. Un’opera pionieristica che anticipa la grande tradizione delle ferrate dolomitiche. 

Reichenbergerhütte, l’attuale Palmieri

La ricostituzione come CAI (dal 1920)

Dopo l’interruzione dovuta al conflitto, la Sezione venne ufficialmente ricostituita il 9 aprile 1920 come Sezione del Club Alpino Italiano, anche grazie all’impegno delle stesse persone che avevano animato in precedenza la Sezione austriaca. Primo presidente fu il prof. Arturo Marchi, direttore della Scuola Industriale, che guidò la Sezione fino al 1924.

Già nelle prime riunioni del 1920 il Consiglio direttivo si mise subito all’opera: il 5 giugno vennero fissate le nuove tariffe per le salite con guida, mentre nei mesi successivi si affrontò una questione fondamentale, cioè il destino dei rifugi che, trovandosi sul nuovo territorio italiano, risultavano di fatto “bottino di guerra”. La Sezione avviò contatti ufficiali e richiese documentazione al CAI centrale e al Ministero competente, oltre a predisporre la domanda di risarcimento per i danni subiti. 

Il destino dei rifugi storici

Le sorti del patrimonio rifugistico furono differenti, ma tre strutture principali vennero inizialmente gestite e poi assegnate alla Sezione di Cortina: Tofanahütte, Sachsendankhütte e Reichenbergerhütte.

Il Sachsendankhütte divenne Rifugio Nuvolau e riaprì nel 1930 dopo impegnativi lavori di riadattamento. Il Tofanahütte cambiò sede e nome, diventando Rifugio Antonio Cantore (1922–1971) e trasformandosi infine nell’attuale Rifugio Camillo Giussani. La Reichenbergerhütte, chiamata fino al 1947 Rifugio Croda da Lago, divenne poi il Rifugio Gianni Palmieri alla Croda da Lago. 

Dal dopoguerra a oggi: presidenti, attività e comunità

Nel tempo la Sezione CAI Cortina è cresciuta e si è consolidata grazie a una lunga continuità di impegno, rappresentata anche dai suoi presidenti: tra i più noti figura Giuseppe Degregorio, maestro di posta, accademico del CAI e scrittore, in carica dal 1924 al 1970. Negli anni successivi si sono succeduti Luigi Menardi Malto, Lorenzo Lorenzi dai Pale, Michele Da Pozzo, Federico Menardi Comin, Federico Majoni Coleto, Paola Valle e Luigi Alverà.

Oggi la Sezione organizza ogni anno numerose attività sociali: escursioni estive e invernali, celebrazioni delle ricorrenze del CAI, presentazioni di libri, oltre a un lavoro costante di manutenzione dei sentieri e di divulgazione dell’amore e del rispetto per la montagna in tutte le sue forme. 

La sede: un punto di riferimento per soci e appassionati

Da oltre quarant’anni la Sezione è ospitata in un locale comunale in Via Marconi 18/a. Nella sede trovano spazio una biblioteca ben fornita, un archivio ricco di documenti storici (tra cui preziosi “libri di vetta” recuperati sulle montagne ampezzane) e una saletta riunioni: un luogo che conserva la memoria e, allo stesso tempo, continua a sostenere la vita associativa. 

Ernesto Majoni (gran parte delle notizie deriva da un articolo di F. Fini e C. Gandini in Rivista Cortina anno XXXII, n. 1, Inverno 1981-1982 – Estate 1982, pagg. 11-15).